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Pensavo fosse cioccolato… e invece era surrogato

Ispirazione vs imitazione nel mondo del gelato artigianale

Ci sono odori che ingannano, lucentezze che illudono, gesti che sembrano competenza e invece sono solo imitazione. Prendiamo il gelato al cioccolato. Lo guardi, lo annusi, quasi lo senti sciogliersi già in bocca… ma poi lo assaggi e ti accorgi che quello che credevi un fondente da surrogato ben confezionato.
Una delusione elegante, potremmo dire. In fondo, nel spesso. C’è chi ascolta, chi osserva, chi prende appunti, prestigiatore, fa passare l’ispirazione altrui come creazione propria. E lo fa con un entusiasmo talmente puro da far quasi tenerezza: “Guarda che idea brillante ho avuto!”. Già. Brillante sì… come il riflesso di una moneta d’oro che, girandola, rivela il colore del metallo finto. Non è cattiveria.
È sopravvivenza creativa, si potrebbe dire. O forse semplice mancanza di immaginazione. Ma la verità è un’altra: viviamo in un’epoca in cui le idee passano di mano come caramelle alle fiere di paese. Chi le crea resta nell’ombra, mentre chi le replica si prende volentieri la luce. Fa parte del gioco? Forse. Fa piacere? Decisamente meno. Da anni mi diverto a osservare, con spirito più giocoso che severo, la tribù dei “professionisti del surrogato”: quelli che non rubano ingredienti, no, troppo impegnativo. Quelli che rubano idee. Gusti, concetti, presentazioni, persino citazioni poetiche prese in prestito da altri come se fossero farina del loro sacco… o cacao della loro piantagione.
Il fenomeno è sottile, quasi tenero in certi casi. Li vedi lì, ai margini di un congresso, di una masterclass, o seduti al tavolo accanto in gelateria, mentre orecchiano conversazioni altrui con la stessa intensità con cui un bambino fissa una vetrina di pasticceria. Annuiscono, memorizzano, fotografano mentalmente. Poi tornano in laboratorio e… voilà! Ecco la loro “nuova creazione”, che guarda caso assomiglia pericolosamente a quella Ma non giudichiamoli troppo. Dopotutto, anche il surrogato cerca di essere cioccolato.
La differenza la fa il gusto. Perché chi cerca ispirazione davvero, con rispetto, studio, umiltà, finisce sempre per creare qualcosa di proprio. Chi copia, rimane intrappolato nella superficie: la forma c’è, l’idea c’è, ma l’anima no. È come un gelato appariscenteche al primo cucchiaio si sgretola o una mousse bellissima che sa di niente. Una promessa mancata. E il pubblico? Il pubblico capisce, eccome se capisce. Perché l’esperienza, come il palato, non la inganni: la verità prima o poi si scioglie in bocca!
Il punto qui non è accusare qualcuno, né stilare liste nere. Il punto è ricordare a tutti, anche a me stesso, che il nostro mestiere è un’arte che richiede sudore, notti insonni, errori, prove, riflessioni e una certa follia creativa, che non si improvvisa. E che l’oro, quello vero, brilla anche quando non vuole guardato. Il surrogato, invece, deve farsi notare, altrimenti nessuno lo confonderebbe col cioccolato vero. In fondo, basta poco per capire la differenza. Il talento autentico ha un profumo tutto suo: non lo copi,lo riconosci. E allora, con un sorriso affettuoso, vorrei dire ai colleghi del “cioccolato (gelato) simulato” una sola cosa: rilassatevi. Non serve travestirsi da cacao pregiato per sentirsi grandi. Meglio un grammo di verità che un chilo di imitazione. Meglio essere un piccolo gelato o cioccolatino onesto che una “cosa” gigante senza anima. La ricetta per crescere, in realtà, è semplicissima: un pizzico di studio, un  coraggio, una manciata di umiltà e tanta passione vera. Il resto viene da sé. E il risultato, quello sì, sarà finalmente artigianato puro.

Con simpatia dall’Australia
Luigi De Luca 

 

“TuttoGelato” è il magazine speciale dedicato al mondo della gelateria, firmato dalla redazione di “Pasticceria Internazionale”. 
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